Un cono gigantesco si era materializzato davanti a loro, una costruzione strana, sospesa, strati di aria colorati, spessi, di dimensioni gigantesche. Renzo e Lucia seppure intimiditi decisero di entrare. Non si fidavano di Alessandro, troppe le sofferenze causate dalla sua penna per non essere titubanti. Erano rimasti in disparte ammirati, non avevano mai visto niente di simile, tavoli di forme diverse, sgabelli trasparenti e divani circolari. Un parco al centro e un bancone stracolmo di bottiglie. Bolle traboccanti di liquido fumante, profumi sconosciuti.
La voce graffiante di Amy intonava “Love is a losing game”, note dolci e malinconiche accompagnavano quell’esercito disordinato. Donne e uomini in continuo movimento alla ricerca di qualcosa di vago. In un angolo Ernest stava scrivendo su una lavagna, le parole prendevano forma sulla parete bianca che tagliava a metà quello spazio immateriale.
Uno strato di corpi tutti uguali, volti anonimi. Lo stesso sorriso, gli stessi movimenti, eroi senza volto. Un oceano di sguardi.
Ernest barcollava, l’alito insopportabile, gridava parole sconnesse con la voce impastata, chiamava Brett, si avvicinò a Lucia che cominciò a tremare.
“Dimmi dov’è andata. Dimmelo …”
Non attese risposta. Si chiuse nella sua angoscia e sparì. Lucia faticava a comprendere, era abituata ad avere paura, la sofferenza per lei era una compagna fedele ma quando la coglieva negli occhi degli altri ne aveva paura. Guardava quell’uomo che si allontanava e provava compassione, vergogna per il suo egoismo. E Don Rodrigo?
In lontananza i bravi tentavano di farsi strada. Una fila di Don Abbondio tentava di sottrarsi, di rendersi invisibili ma quell’esercito di sguardi gli impediva di sparire. Sentinelle dell’infinito. I codardi hanno uno strano colore in quello spazio senza tempo.
Adesso sul muro comparivano disegni, macchie di colore, cubi. Le parole scolorivano e si tramutavano in acqua, i colori si confondevano: rosso vermiglio, azzurro, blu cobalto.
Sullo sfondo una barca: un pescatore trascina uno squalo. Il vecchio e il mare. Un mare senza riva. Una spiaggia dove la sabbia copre corpi ammassati, spuntano solo gli occhi. Un’altra armata. L’armata di chi può solo guardare.
L’oblò si apre e si possono scorgere ragazzi che si baciano, qualcuno si gira, li guarda ma loro non ci sono per nessuno. Ogni tanto passa Jacques, ricalca le parole, si ferma, li accarezza ma essi sono altrove. Una dimensione dove le lacrime si trasformano in diamanti, dove il sole viene oscurato dall’amore. Una dimensione dove le ombre hanno un’anima.
Basta con i ragazzi che si amano, basta con citazioni, con affermazioni vuote. L’amore? I ragazzi? Ne hanno abusato tutti, tu in particolare, li hai infilati dappertutto. Ormai non fanno più presa.
È vero, ma loro per fortuna non si accorgono degli abusi, continuano a non averne per nessuno e non hanno bisogno del paradiso.
Un ascensore non smette mai di salire e scendere, le figure tutte uguali entrano ed escono. Si danno il cambio. Nessuno li distingue, nessuno ha voglia di farlo.
Renzo e Lucia vorrebbero raggiungerli, diventare come loro, trasformarsi in nulla ma i bravi montano la guardia. Lo scrittore dall’alto della sua grandezza li guarda impotente, è addolorato ma le parole sono scritte, non si possono cambiare. Non sono più sue. Anche lui è condannato all’eternità. La luce si sposta, tutti gli sguardi la seguono, uno sagoma sale sul cono di cristallo più alto e inizia a decantare versi:
A te convien tenere altro viaggio,"
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
se vuoi campar d'esto loco selvaggio ...
Ogni tanto ruota il suo pesante mantello e annusa l’aria col naso adunco. Approfittando del momento i due ragazzi corrono fino alla scala e scendono gli scalini all’impazzata, si lanciano nel vuoto, atterrano su un letto morbido di sorrisi, il notaio sta redigendo un atto, i due birri dietro di lui mostrano i manichini. Renzo ha una strana espressione e sembra volersi scagliare su … Alessandro chiude il libro. Mille altri lo riapriranno ma per ora sono salvi. Renzo e Lucia lottano per la loro libertà, sanno che qualcuno li ricondurrà sempre alla prima pagina ma continueranno a lottare, continueranno a sognare. Un gesto sublime. Personaggi e interpreti si confondono.
In lontananza la voce dei poeti rilancia la speranza, decanta la libertà. Gli eroi hanno paura della morte
La vita è adesso. Gli eroi rifiutano l’eternità finta, dove gli ultimi sono rimasti ultimi, dove peccatori redenti giocano a scacchi. Gli eroi si fermano al confine. Regalano la moneta a Caronte ma non salgono sul traghetto. Quella linea sottile, nascosta tra le parole è la vita eterna. Quella linea sottile è il paradiso.
Maggio 2014

